Quando
un musicista comincia a scrivere sapendo da dove prende
spunto, ma non sapendo dove arriverà è
segno che si sente libero da ogni vincolo stilistico
e formale. Se questo succede inoltre, senza
dover rinunciare alle proprie origini e alla propria
storia, si hanno le migliori condizioni per la riuscita
di
un progetto: da quella libertà ideale (sempre
più rara nell’era della mercificazione
globale) ogni cosa
che si avvicini all’arte, dovrebbe cominciare
a prendere forma.
Questo
preambolo solo per dire che Angelo Schiavi con il suo
nuovo lavoro “Più Nove”, si è
sentito libero di fare qualcosa di totalmente personale,
rimanendo comunque fedele al linguaggio del jazz, allo
swing.
Eppure
pare strano che parlando con l’autore appunto,
egli dichiari di avere preso spunto da quello Stabat
Mater di Giovanni Battista Pergolesi nella esecuzione
diretta da Cristopher Hogwood che di jazz pare avere
ben poco e le cui tracce non sembrano affatto trovarsi
in queste note, se non forse nella tessitura decisamente
acuta ed evocativa del canto affidato alla voce sensuale
della brava vocalist Diana Torti.
Per
quanto riguarda il gusto che il lavoro provoca nell’ascoltatore,
la inusuale commistione di testi in italiano e scrittura
orchestrale solidamente in linea con la tradizione afroamericana,
i richiami a grandi songs come “Misterioso”
di Thelonious Monk, conferiscono a queste pagine una
freschezza rara da ascoltare in lavori paragonabili,
troppo spesso incastrati in rivisitazioni di celebri
e storiche sessions o peggio, relegati in ambiti “di
servizio” o ancora, in opposizione a questo, forzatamente
e
artificiosamente originali…
Dire che i musicisti coinvolti siano una band di ottimi
professionisti non rende giudizio alla commistione generazionale
presente in questo gruppo, dove il giovane sassofonista
tenore Carlo Conti bene si amalgama con gli acuti solistici
di Nicola Stilo, flautista che non ha bisogno di presentazioni
ma solo di essere riascoltato ancora con immediato piacere
nei due brani dove si aggiunge agli altri fiati.
Lo
stesso Schiavi al sax alto e al soprano, Enzo De Rosa
al trombone, Andy Gravish alla tromba e flicorno, Andrea
Beneventano al piano e Max De Lucia alla batteria completano
questo ottimo gruppo.
L’avvicendamento
al basso di Pietro Ciancaglini e di Francesco Puglisi
ci da il segno della personale idea che ogni musicista
può avere nel variegato e inimitabile mondo del
jazz, dove quello che conta, subito dopo un solido bagaglio
tecnico, è il feeling: feeling e personalità
questi due bassisti sembrano averne sempre in quantità.
Per
chiudere vanno assolutamente menzionate in parte, le
“liner notes” del CD firmate da Marcello
Rosa: …ho sentito in questa musica buon gusto,
senso della forma, sincero amore per il jazz e competenza
professionale… chi vorrà, come il sottoscritto,
prestare orecchio a queste note rimarrà sorpreso
e soddisfatto…
Ci
sentiamo assolutamente di condividere quel commento
e auguriamo al lavoro di Angelo Schiavi, al suo coraggio
ed alla sua musicalità, quel successo che merita
soltanto la musica fatta col cuore.
Agnolo Allori.
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