A proposito di Più nove - Febbraio 2009

Quando un musicista comincia a scrivere sapendo da dove prende spunto, ma non sapendo dove arriverà è segno che si sente libero da ogni vincolo stilistico e formale. Se questo succede inoltre, senza
dover rinunciare alle proprie origini e alla propria storia, si hanno le migliori condizioni per la riuscita di
un progetto: da quella libertà ideale (sempre più rara nell’era della mercificazione globale) ogni cosa
che si avvicini all’arte, dovrebbe cominciare a prendere forma.

Questo preambolo solo per dire che Angelo Schiavi con il suo nuovo lavoro “Più Nove”, si è sentito libero di fare qualcosa di totalmente personale, rimanendo comunque fedele al linguaggio del jazz, allo swing.

Eppure pare strano che parlando con l’autore appunto, egli dichiari di avere preso spunto da quello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi nella esecuzione diretta da Cristopher Hogwood che di jazz pare avere ben poco e le cui tracce non sembrano affatto trovarsi in queste note, se non forse nella tessitura decisamente acuta ed evocativa del canto affidato alla voce sensuale della brava vocalist Diana Torti.

Per quanto riguarda il gusto che il lavoro provoca nell’ascoltatore, la inusuale commistione di testi in italiano e scrittura orchestrale solidamente in linea con la tradizione afroamericana, i richiami a grandi songs come “Misterioso” di Thelonious Monk, conferiscono a queste pagine una freschezza rara da ascoltare in lavori paragonabili, troppo spesso incastrati in rivisitazioni di celebri e storiche sessions o peggio, relegati in ambiti “di servizio” o ancora, in opposizione a questo, forzatamente e
artificiosamente originali…

Dire che i musicisti coinvolti siano una band di ottimi professionisti non rende giudizio alla commistione generazionale presente in questo gruppo, dove il giovane sassofonista tenore Carlo Conti bene si amalgama con gli acuti solistici di Nicola Stilo, flautista che non ha bisogno di presentazioni ma solo di essere riascoltato ancora con immediato piacere nei due brani dove si aggiunge agli altri fiati.

Lo stesso Schiavi al sax alto e al soprano, Enzo De Rosa al trombone, Andy Gravish alla tromba e flicorno, Andrea Beneventano al piano e Max De Lucia alla batteria completano questo ottimo gruppo.

L’avvicendamento al basso di Pietro Ciancaglini e di Francesco Puglisi ci da il segno della personale idea che ogni musicista può avere nel variegato e inimitabile mondo del jazz, dove quello che conta, subito dopo un solido bagaglio tecnico, è il feeling: feeling e personalità questi due bassisti sembrano averne sempre in quantità.

Per chiudere vanno assolutamente menzionate in parte, le “liner notes” del CD firmate da Marcello Rosa: …ho sentito in questa musica buon gusto, senso della forma, sincero amore per il jazz e competenza professionale… chi vorrà, come il sottoscritto, prestare orecchio a queste note rimarrà sorpreso e soddisfatto…

Ci sentiamo assolutamente di condividere quel commento e auguriamo al lavoro di Angelo Schiavi, al suo coraggio ed alla sua musicalità, quel successo che merita soltanto la musica fatta col cuore.

Agnolo Allori.


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